Sono state le uniche parole frettolose del mio pusher di moto “vai a prenderla domani”.

“La moto è pronta”

di Alessandro Frasca
foto e riprese Marco Cappelli

Il giorno dopo, accompagnati da una soleggiata giornata, in sella alla nostra fidata GS siamo corsi dal concessionario “Fuorigiri” di Certaldo pensando a come avremmo gestito questa prova più lunga del solito: ben sette giorni di test.

All’arrivo notiamo da subito la Milano parcheggiata fuori del concessionario; la apprezziamo da subito dato che mostra ai nostri occhi il suo lato migliore cioè il “lato b”.

La linea della bicilindrica è chiaramente ispirata alla gloriosa 350 di qualche anno fa, che tanto fece sognare i ragazzi del muretto con la classica livrea Morini, richiamata soprattutto nella forma del serbatoio e della sella.

Poche sovrastrutture ben proporzionate mirano ad attrarre l’occhio sul serbatoio che la fa da padrone con tagli decisi e armoniosi.

Le finiture sono di prim’ordine con dettagli molto curati e con un sapore che richiama lavorazioni di tipo artigianale.

Unica nota a me non gradita è il TFT da 5 pollici non tanto per l’aspetto tecnico, quanto per quello estetico, avrei preferito una strumentazione di tipo analogica. Un bel doppio quadrante stile anni ottanta/novanta con contagiri e contachilometri separati, sarebbe stato sicuramente meno tecnologico, ma avrebbe aggiunto un sapore di old-style che su questo modello non avrebbe guastato affatto. 

Il colore nero del motore tende quasi a nascondere il poderoso bicilindrico 1200 a “v” ingentilito nella cavalleria rispetto alla sorella “Corsaro”. Proprio il propulsore nasconde la vera anima della Milano, Bialbero 1200 CorsaCorta, progettato ad opera di Franco Lambertini, capace di tirar fuori 116 CV a 8.000 giri/mi. e 108 Nm a 7.000 giri minuto. La grossa particolarità di questo propulsore sta nella distribuzione di tipo misto: gli alberi a camme sono comandati da due catene, messe in rotazione da un albero comune intermedio centrale. Va poi sottolineato che l’ottimo bilanciamento tra l’angolo dei cilindri fa sì che il motore non richieda contralberi, con innegabili vantaggi nella dissipazione di potenza e diminuzione delle inerzie. 

Il Bialbero 1200 CorsaCorta nasce per dare piacere alla guida e non è attraverso i numeri di una scheda tecnica che si impara a conoscerlo: bisogna salire in sella e dargli vita.

Sbrigate frettolosamente le solite formalità saliamo in sella e, ancor prima di avviare il motore, apprezziamo la posizione ospitale e ben proporzionata cosa molto rara in una naked. Manubrio largo e comodo promettono un buon controllo, le pedane ci consentono una buona piega delle gambe ed i bellissimi incavi del serbatoio ospitano le ginocchia perfettamente nella sagoma, solo la sella ci sembra poco imbottita. La conferma arriva ben presto, solo dopo qualche km viene voglia di una imbottitura maggiore ad aumentare il comfort, ma tutto sommato nulla di drammatico.

Via a macinare chilometri.

Accendiamo il bicilindrico lombardo e partiamo, entriamo subito a nostro agio e saltiamo velocemente la parte della presa di confidenza, guidiamo in modo assolutamente sicuro…si perché con la Milano ci siamo dati subito del “tu”. La ciclistica sublime, tutta firmata “Mupo” con forcella e ammortizzatore completamente regolabili in tutte le funzioni di compressione ed estensione, rende la moto stabile e precisa, anche quando si ruota con decisione la manopola del gas. All’ottimo lavoro delle sospensioni si unisce anche quello del telaio, capace di armonizzare la guida anche quando si viaggia con una dinamica precisa e intuitiva.

La cosa che adoriamo di più in questa naked, è la possibilità di entrare pinzati in curva senza forzature nella traiettoria, non “chiude” e non “porta fuori” semplicemente lei sta lì dove la metti, stabile e sicura anche a velocità elevate. 

verso Montefioralle (FI)

La percorrenza in curva poi è libidinosa i 192kg sembrano scomparire, la sensazione è di guidare una sportiva, stabile ed efficace anche in uscita di curva, dove basta indirizzarla nella giusta traiettoria e liberare il poderoso bicilindrico pronto a spingere con forza.

Gran tenuta in curva, pur calzando pneumatici più adatti al turismo come i Pirelli Angel GT.

Il meglio di se lo dà nei percorsi pieni di curve, non fatele fare l’autostrada dove diventa noiosa e stancante; nel breve tratto autostradale che ho percorso per poterla giudicare a 360° è stato l’unico momento di noia, dove la Milano è diventata scomoda e stressante. Del resto è una naked sportiva…

Il motore da 116 cv dichiarati danno la sensazione di essere molti di più, ci sarebbe molto da dire ma il giusto modo per sintetizzare è che ha un “cuore vivo”, dote molto rara in molti propulsori di oggi. Una piacevolissima vibrazione sotto coppia, mai comunque fastidiosa, ed un suono meraviglioso rendono questo mezzo pulsante e vivo, per non parlare poi della bellissima spinta che ha nel salire di giri. Spinge sempre a qualsiasi regime senza mai inginocchiarsi, sembra istigare il pilota a farlo cantare!

Ovviamente è inutile parlare dei consumi, protezione aerodinamica o alla ovvia mancanza di vani o predisposizioni per borse e bauletti, sarebbe offensivo per la “Milano”.

Lei è una moto da guidare non da usare, non vuole scarrozzarti ma farti divertire. La si sceglie per il gusto del divertimento, per la fattura di componenti realizzate in modo artigianale, per il gusto di avere un mezzo maschio. Non sarà la più comoda, ma accetta la presenza del passeggero. Se poi volete andare a fare la spesa, è bene che spostate il tiro verso altre mete.

La Milano non costa poco ma il listino di circa 15000 euro è lo scotto da pagare per una moto progettata e realizzata con cura artigianale “Made in Italy”, utilizzando materiali di ottimo livello; non manca poi una certa esclusività data da un marchio glorioso come Morini.

E’ stata dura restituirla però ce la siamo goduta per qualche giorno e questo ci consola.

Il nostro consiglio è di provarla, beh questo vale per tutte le moto ma in questo caso potreste rimanere sorpresi.