Noi c’eravamo! Il Calanchi Trophy è l’evento dedicato agli appassionati dei percorsi offroad, si è tenuto il 12 e 13 settembre nella terra dei motori.

L’Emilia-Romagna è divisa in due, da una parte l’Emilia, a nord di Imola, e dall’altra la Romagna, a sud di Imola.

In questa regione si mangia bene, i servizi sono di buon livello, il mondo del lavoro vive di buone opportunità. Insomma è una regione dove si vive molto bene con piacevolezza e tranquillità.

A disturbare questa quiete, in senso buono ovviamente, c’è la “Motor Valley”. Da bambini si cresce a latte, pane e pistoni.

In Romagna le moto le chiamano “il motore”, in modo decisamente simpatico e appassionato.

L’evento Calanchi Trophy è sicuramente un bel modo per scoprire, attraverso la bella guida per nulla scontata, una parte delle belle colline dell’appenino emiliano-romagnolo, arrivando anche a sconfinare in Toscana nel comune di Firenzuola.

L’evento fa parte del ricco programma dei “Lupi e Bisonti”, e quella del 2020 è la seconda edizione, che si è tenuta con successo e con soddisfazione dei partecipanti.

Due giorni quelli dedicati ai Lupi, percorsi da moto specialistiche, con una percorrenza di 150 km per il primo giorno e 110 per la giornata conclusiva di domenica.

Per i Bisonti, percorsi dedicati a moto dual e maxi enduro.Un tracciato di circa 160 km tenutosi nella sola giornata di domenica.

Noi eravamo tra i Bisonti, e il 13 di settembre con partenza da Monterenzio, abbiamo varcato il pallone della partenza in sella alla nostra Honda Dominator 650.

La mattina domenica ho riflettuto più di qualche minuto su quale moto utilizzare. Maxi-enduro Yamaha Superténéré 1200 o dual Honda. Alla fine ho preferito una moto più leggera e facile al peso della maxi. In realtà la scelta è stata decisamente azzeccata, perché i ragazzi del Moto Club Castel San Pietro Terme hanno sviluppato un bellissimo tracciato, in alcuni punti era abbastanza pepato.

Nulla di straordinario, non si parla della Parigi Dakar, ma un paio di salite andavano affrontate con destrezza e un po’ di “mestiere”, e in qualche discesa non mancava qualche bel gradone, che con una moto pesante non sono il massimo della libidine.

Da sottolineare, comunque, che nei punti più difficili c’era la possibilità di tagli soft, ma comunque non sono mancati un paio di passaggi risultati abbastanza impegnativi.

Il percorso è stato veramente molto bello.

Il primo tratto, ci ha portato fino al Parco Eolico di Casoni di Romagna.

Bellissima la strada sterrata che transita proprio vicino le numerose pale eoliche, fermarsi per una foto è d’obbligo, ma anche ascoltare il rumore generato dalla rotazione delle gigantesche pale.

Dopo qualche foto, insieme ai nostri compagni di avventura ci rimettiamo in viaggio, praticamente siamo al confine tra Emilia e Toscana, e poco lontano dal nostro percorso c’è il Passo della Raticosa, amato soprattutto dai biker in sella alle moto sportive.

Ma noi siamo al Calanchi Trophy per sporcarci e sudare, ed in effetti otteniamo entrambe le cose in una bella salita, impegnativa con un bel grado di inclinazione che tra le altre cose non manca anche di due belle curve strette particolarmente insidiose.

In effetti l’amico Giuliano in sella ad un’altra Dominator si “pianta” più volte, e si sa siamo enduristi, non lasceremmo mai nessuno in difficoltà. Aiutiamo e ci smazzoliamo qualche bella spinta e alla fine portiamo in cima, in modo separato sia Giuliano che la sua Honda.

Si prosegue, in fondo a noi piacciono anche questo tipo di percorsi, non solo strade bianche ma qualcosa anche di più piccante, che ci metta nella condizione di impegnarci anche nella guida.

Dopo un bellissimo tratto in discesa, impegnativo ma in questo caso con la possibilità di prendere una più facile deviazione, mettiamo le nostre ruote su un bellissimo tratto di asfalto, costeggiando il Fiume Santerno.

Qualche decina di chilometri di asfalto, nulla di più, per poi riimmergersi nel divertente e guidato tratto nel Parco Naturale di Roccamalatina.

Saliamo in un singolo track per infilarci nel sottobosco, seguiamo il tracciato con il nostro GPS, senza saremmo persi, ma incredibilmente usciamo vicino alla particolare Chiesa di Valmaggiore, con il tetto in vetro.

Qualche chilometro ancora e arriviamo alla pausa ristoro, dove ci attende un panino con una buonissima porchetta. Ci riposiamo un’oretta e dopo il caffè ci rimettiamo in sella alle nostre moto; ovviamente siamo tra gli ultimi e abbiamo il piacere e privilegio di essere scortati dalle scope dello staff. Come dire: “vi date una mossa”?

Ci arrampichiamo sul bellissimo Ponte degli Alidosi a schiena d’asino – Castel del Rio, e dopo qualche minuto ci infiliamo in uno dei tratti più lunghi e più belli di fuoristrada che si sviluppa sul costone della montagna, decisamente suggestivo con ampia veduto sul panorama e anche abbastanza facile.

Siamo sulla strada del ritorno, ma non prima di aver attraversato un impegnativo tratto con sassoni che costeggia le rive di un ruscello, per poi salire nuovamente sulle montagne e affrontare l’ultima parte panoramica del percorso, da cui possiamo osservare in una posizione privilegiata il Santuario del Monte delle Formiche.

Ed eccoci all’arrivo, dove ci attendono, in perfetto stile romagnolo, birra e piadina: perfetto.

Un bellissimo percorso, un’ottima organizzazione e oltre all’entusiasmo degli organizzatori.

Ci siamo divertiti tanto, sia nella guida ma anche per aver scoperto dei bellissimi posti da ritornarci. Ho già segnato in agenda casa farò nel 2021 a metà settembre.