Si aspettava da tanto, troppo tempo. L’emergenza COVID ha cancellato tante cose ma non la passione per i giri in moto in fuoristrada.

Quelli del moto club Umbria lo sanno bene, sono loro per primi appassionati e quindi sono riusciti a farlo ugualmente, non più in primavera ma adesso, al termine di un’estate che sta lentamente lasciando il posto all’autunno.

di Luigi Mitolo   del fantastico gruppo FUORISTRADANDO

È sempre bello esserci perché si incontrano amici, conoscenti, persone di tutti i tipi e che vengono da ogni parte d’Italia e non solo.

Più passa il tempo, più persone si conoscono e più ci si sente parte di un’unica famiglia.

Questa volta niente carrelli per portare le moto a Perugia. Siamo partiti in moto da casa affrontando una noiosissima autostrada ma forse questo è il modo più sincero per affrontare un’avventura che inizia dal garage di casa ed è tutta da scoprire.

Arriviamo la sera di giovedì.

In tempo per la registrazione, per prendere il numero e caricare le mappe, poi dritti in albergo a cambiarsi e poi in centro a gustare un fantastico panino con porchetta. Nessun problema per la linea: da domani smaltiremo porchetta, pane, birra e tutto il resto.

Quest’anno siamo in tanti. Si dice 150 e c’è un gruppetto che arriva anche da oltre confine nonostante le limitazioni e i rischi che ben conosciamo. Ma la passione e la bellezza dell’evento non conoscono limiti.

Finalmente è venerdì mattina.

In Piazza IV Novembre è invasa da un esercito di motociclisti con le loro fide compagne di ogni anno e colore.

Alcune sono delle repliche Dakar, altre sembrano appena uscite dal concessionario mentre la maggior parte sono vissute e portano i segni dei viaggi più o meno lontani che hanno fatto, sopportando buche, terra, sabbia, fango, cadute, riparazioni fatte lungo la strada. Sempre insieme ai loro padroni in un rapporto di amore che si consolida negli anni.

Si rivedono vecchie facce e si incontrano amici che si fatica a non salutare con un abbraccio. Il gomito a contatto è un palliativo che non comunica quello che veramente si prova.

Immancabile l’incontro con le autorità locali nella splendida Sala dei Notari. Il desiderio di salire in moto e partire è già ai massimi livelli e non si vede l’ora di passare sotto il gonfiabile che sancisce l’inizio di questa avventura che per il primo giorno è lunga 230km.

Tempo ideale e percorsi ottimi, che si adattano perfettamente alle moto anche di una certa stazza. Alcuni passaggi richiedono un minimo di impegno e tecnica ma proprio per questo più goduriosi e adrenalinici.

La giornata corre senza particolari intoppi in compagnia di paesaggi da cartolina, percorsi di tutti i tipi, sempre in compagnia delle pietre su fondo duro che più di una volta fanno scartare la ruota anteriore con il rischio di “spataccarsi” per terra, cosa che inevitabilmente avverrà ma non oggi.

L’arrivo ai Giardini del Frontone a Perugia è il giusto premio per la tanta fatica fatta. Da qui il panorama è meraviglioso e ancora più bello con in mano una birra offerta dall’organizzazione. Bravi!!

È sabato e siamo già pronti per affrontare i 270km a cui siamo chiamati oggi.

Per non arrivare troppo tardi dovremo tenere un ritmo più alto rispetto a ieri e così si comincia a viaggiare con andatura allegra ma senza rinunciare a guardare i panorami che si presentano davanti ai nostri occhi. Tutto fila liscio fino a pranzo. Anche oggi porchetta (sempre buona) e salsiccia alla brace appena fatte.

Siamo pronti per ripartire ma la moto di un nostro amico non ne vuol sapere di ripartire. Il motivo? Batteria in corto e fine dei giochi, almeno per oggi. Per fortuna l’assistenza dell’organizzazione passerà a prenderlo nel giro di un’oretta per portarla in officina e riparare il tutto.

Pronti si parte, destinazione il primo distributore che è solo a pochi chilometri. Quando ci fermiamo manca uno dei nostri. Non arriva. Torniamo indietro a vedere cosa sia successo. Lo vediamo fermo a bordo strada insieme ad altri; ha forato e la bomboletta ripara gomme non ha fatto il suo dovere. Mi sa che si dovranno usare i vecchi metodi ed entrare nell’ottica che queste cose fanno parte del gioco e vanno prese con filosofia.

Questa volta l’assistenza non ci è di aiuto perché già oberata di richieste. Da buoni enduristi ci tocca cavarcela da soli e così con leve, mastice e pezze, smontiamo la ruota, individuiamo il buco, lo ripariamo e pronti via, si riparte ma adesso niente più fermate: mancano poco più di cento chilometri e sono le 17:30. Vuol dire arrivo previsto poco prima delle 20 se va tutto bene.

Un po’ di asfalto e poi tanto sterrato, interminabile ma coinvolgente. Un occhio sulla strada e un altro sull’orario e i chilometri che mancano. Stiamo procedendo molto bene e forse non arriveremo poi così tardi.

Tutto fila liscio fino a quando una pietra all’uscita di una curva fa staccare da terra la ruota anteriore e la caduta è inevitabile. Nulla di grave e soprattutto nulla di rotto. Si riparte con qualche doloretto ma l’adrenalina è ancora tanta e la voglia di godersi gli ultimi chilometri non fa pensare al resto.

All’arrivo il sole ormai ci sta salutando ma che bella giornata!! La mente ripercorre quanto vissuto, rivede i paesaggi, gli scambi di battute con gli altri partecipanti. Si saluta uno che è appena arrivato, un altro che ci aspettava, si guarda la moto accanto alla propria. Insomma la voglia di finire la giornata, quella proprio non c’è.

Per l’indomani danno pioggia e la conferma arriva all’alba quando, ancora sotto le lenzuola, si sente la pioggia accompagnata dai tuoni.

Che fare? La voglia di partire ugualmente è tanta ma la consapevolezza che poi si dovrà tornare a casa in moto fa venire qualche dubbio. Sono momenti amletici: essere o non essere, partire o non partire.

Le previsioni danno temporali in peggioramento, alcuni decidono di partire, alla fine saranno in pochi a farlo ma non il sottoscritto che sotto una pioggia torrenziale si avvierà verso l’autostrada che lo riporterà a casa.

Lungo il viaggio di ritorno la mente è un turbinio di sensazioni, ricordi, immagini. Domani si tornerà alla solita vita ma sarà con il sorriso. Lo stesso sorriso che si ha sotto il casco quando, in piedi sulle pedane, si viaggia con il corpo ma soprattutto con la mente e si raggiungono posti lontanissimi della propria anima.

Si ringraziano gli amici di FUORISTRADANDO