Sono anni che sogno di affrontare le valli piemontesi, ogni estate quando io inizio a lavorare e gli altri vanno in vacanza passo le giornate a fantasticare sulle foto dei social di forti abbandonati al confine con la Francia, che hanno tanta storia da raccontare, incorniciati da panorami mozzafiato.

Anche se non proprio nella stagione più propizia siamo riusciti a ritagliarci 4gg cercando di comprendere più colli possibili, grazie ad una guida d’eccellenza, Gabriele Teora, collaboratore per l’azienda izonzo.com.

Alessandro ritira la mattina di giovedi la sua nuova T7, in Yamaha consigliano di fare il rodaggio facendo off a cattivo e migliaia di km di autostrada! Torniamo a casa per cercare di caricarla in qualche modo visto che è spoglia di tutto e nel pomeriggio ci mettiamo in viaggio.

Siamo partiti giovedi alle 16 da Firenze, percorrendo 460km di autostrada (compreso il nuovo ponte San Giorgio di Genova che non ci ha lasciato indifferenti) per arrivare alle 22:30 al Forte Centrale sul Colle di Tenda dove abbiamo posizionato le tende per la notte.

Il Forte Centrale fu costruito nel 1881 per difendere la parte italiana della Val Roia dai francesi, fu quasi totalmente distrutto durante la seconda guerra mondiale e poi ceduto ai francesi.

Tuttavia risulta una costruzione molto affascinante, in quanto è possibile entrarvi anche in moto senza alcun divieto e, perchè no, bivaccare, come abbiamo fatto noi.

A causa del forte vento che entrava tra le mura abbiamo dovuto utilizzare una delle camere del forte per cucinare, rimanere in quel silenzio tra mura diroccate e il cielo stellato ha qualcosa di magico.

La mattina dopo sveglia relativamente presto, colazione al rifugio le Marmottes per incontrare gli altri membri del gruppo e via verso la Via del Sale, che parte poco dopo il Forte Centrale.

In Italia come nel mondo esistono svariate strade dove i mercanti trasportavano il prezioso minerale, la Via del Sale da Monesi di Triora a Limone Piemonte è forse una della più antiche in Italia, infatti già nel 1207 venne citata in alcuni documenti, una strada di circa 30km facile da percorrere perchè quasi tutta in piano che negli anni è diventata un patrimonio culturale.

Per accedere alla Via del Sale bisogna prenotare il biglietto a questo link e gli accessi sono a numero limitato (prezzo 15€ per le moto).

Arrivati a Monesi facciamo una deviazione un pelo più pizzichina come fondo fino alla statua del Cristo Redentore che svetta sul confine Italo-Francese. Da li la tortuosa strada che porta al Collardente, Tanarello e giù per una ampia strada bianca verso La Brigue, piccolo paesino in terra francese.

Da La Brigue tramite asfalto seguendo il colle di Tenda si risale per una strada molto ripida e ricca di stretti tornati fino a Baisse de Peyrefique, percorrendo la parte francese delle fortificazioni militari.

E’ circa l’una, mangiamo un panino veloce di nuovo al Forte Centrale ricompattando il gruppo e prendiamo l’asfalto verso l’Altopiano della Gardetta che ci porta allo spettacolare Colle della Fauniera. Da qui ricomincia il fondo naturale per circa una ventina di km, l’unica cosa a cui dovete stare attenti sono le mucche, ma questa sarà una prerogativa di tutto il viaggio!

Iniziamo la salita verso la Strada dei Cannoni; seppur il nome di questa strada evochi antichi combattimenti, nella realtà non fu mai utilizzata in guerra. La vera Strada dei Cannoni aveva un percorso molto lungo e fu costruita nel lontano 1744 durante la guerra di successione d’Austria ed ormai è quasi del tutto scomparsa. Oggi viene identificata come Strada dei Cannoni la strada costruita nel 1893 dal Genio Militare tra la Valle Maira e la Valle Varaita.

Bivacchiamo in quota e nella notte sopraggiunge un forte temporale che ci fa uscire dalle tende già pronti con la tuta antiacqua.

Percorriamo la Via dei Cannoni con un visibilità ridotta a meno di un paio di metri, cercando di evitare quanto più possibile le grosse pietre che incontriamo. Il fondo è molto sassoso e tenere la moto composta richiede molta energia.

Per non farsi mancare nulla, appena rinfiliamo l’asfalto mi rendo conto di avere la gomma a terra. Sfortunatamente la gomma ha stallonato, quindi decidiamo di portarla a Sampeyre a farla riparare, mentre metà del gruppo prosegue il percorso.

Ripartiamo dopo un’ora, ma ormai non siamo più in grado di fare tutta la traccia prefissata. Decidiamo di percorrere il Colle del Prete e lo spettacolare Colle di Gilba, spesso utilizzato durante l’Hardalpitour come zona di riposo. La discesa dal Gilba si rivela abbastanza impegnativa, molti sassi grossi come pesche e smossi uniti a una leggera pioggia che li rende viscidi e alla foschia non ci permettono di guidare con disinvoltura, ma comunque riusciamo ad arrivare a fondo valle e riunire il gruppo.

Decidiamo di fare qualche km di asfalto per raggiungere il Colle delle Finestre, una strada bianca molto scorrevole che ci porta in Val Susa.

Sono già le 15:30, il tramonto è previsto verso le 19:30, ma io e Alessandro fremiamo per arrivare in cima al Forte dello Jafferau, non ci importa se il meteo è avverso, ormai siamo qui. Iniziamo la salita sotto una leggera pioggia incontrando diverse moto che scendono.

Ricordo che la salita al Forte nel momento in cui sto scrivendo questo articolo è consentita solo il sabato e il mercoledi alle moto, quindi state attenti a quando andate! Trovate più info a questo link .

Entriamo nella galleria dei Saraceni (il vero nome sarebbe galleria Seguret), piove più dentro alla galleria che fuori, con gli occhiali da vista non vedo nulla, Alessandro è davanti a me, il fondo sembra lucido e viscido, saliamo. Ad un certo punto la galleria si apre, c’è una pozza, Alessandro sprofonda senza aspettarselo di qualche centimetro tra le risate generali, la galleria si fa più piccola e ripida, ma appena fuori il sole! Siamo sopra le nuvole, si apre un panorama da togliere il fiato, tutto intorno nuvole e basta.

Continuiamo a salire, il dislivello dalla partenza è più di 600mt, la vegetazione si fa più rada, siamo in cima alle creste, vediamo sulla destra la vecchia caserma del forte, qualche apertura scavata nella roccia forse di vecchi bunker e arriviamo sul tetto della batteria dei cannoni.

Il paesaggio è surreale, a 2775mt siamo sopra le nuvole, tutto intorno le macerie del vecchio forte e nuvole, basta. Questo ripaga dell’acqua presa in partenza!

Il Forte dello Jafferau fu costruito nel 1896 e comprendeva una cinta muraria con tanto di ponte elevatoio e una teleferica militare che portava approvvigionamenti dalla valle. Vantava 8 cannoni da 149/35 che proteggevano la conca di Bardonecchia.

Il Forte fu privato dell’armamento nel 1915 per poi tornare operativo durante la seconda guerra mondiale, alla fine della quale fu bombardato e distrutto secondo le clausole del trattato di pace stipulato con la Francia.

Quando sei lassù, magari in una giornata di sole, avendo impiegato poche ore per arrivarci in moto, pensare che più di cento anni fa in balia di qualsiasi intemperia delle persone vivevano in quelle rovine è assurdo.

Si da senso al termine “stare sul tetto del mondo”.

Scendiamo evitando la pista da sci, visto che inizia ad imbrunire preferiamo una strada più agevole. Dormiamo in un albergo a Bardonecchia visto che alcuni di noi hanno l’attrezzatura bagnata dalla sera prima.

Il giorno dopo ci aspettano circa 500km di autostrada per tornare a Firenze, ma vuoi perderti il Sommeiller?! Assolutamente no!

Partiamo dall’albergo di buon’ora per salire sul Sommeiller, convinti di avere la stessa fortuna del giorno prima. Nel parcheggio dell’albergo altri bikers con moto stradali ci guardano con grande invidia, per loro la giornata uggiosa è bruciata, mentre per noi è ancora tutta un’avventura!

Saliamo sul Sommeiller, rimaniamo estasiati dal lago di Rochemolles.

Per quanto sia in mezzo alla nebbia è affascinante. In sottofondo si sentono solo i rumori dei campanacci delle mucche al pascolo. Arriviamo al Rifugio Scarfotti che sfortunatamente ha chiuso per fine stagione.

Paghiamo 5€ per salire fino alla cima. Il clima si fa sempre più rigido e raggiungiamo la cima a 2993mt con 2° gradi.

Ovviamente il nome Sommeiller non centra nulla con il vino! Prende infatti il nome da un ingegnere che progettò il traforo ferroviario del Frejus, Germain Sommeiller e fu inaugurata nel 1962.

Scendiamo dal Sommeiller e prendiamo la Punta Colomion, una strada in salita sotto bosco piena di stretti tornanti leggermente fangosa visto il meteo. Da li dopo un breve tratto di asfalto entriamo nella famosa Strada dell’Assietta, anch’essa ex strada militare lunga oltre 30km.

Arriviamo ad Usseaux e decidiamo che è giunto il momento di tornare a casa, quindi scendiamo a Pinerolo e ci immettiamo nella pallostrada dritta e soporifera verso Firenze.

NON VI DAREMO I GPX QUINDI NON CHIEDETECELI !!!

Non lo facciamo perchè siamo delle persone brutte e crudeli, ma perchè pensiamo che il bello dell’adventouring sia studiarsi il proprio viaggio, inoltre ci sono strade che per alcuni sembrano semplici mentre per altri sembrano impossibili, quindi evitiamo qualsiasi responsabilità.

COME ERAVAMO PREPARATI:

Moto: eravamo in 6, io con un KTM 1290 superadventure R gommato con Motoz Tractionator GPS (una gomma 50/50), Alessandro con una Yamaha T7 in rodaggio con Pirelli STR, Christian con una Yamaha XT660R con Heidenau K60, Gabriele con Honda CRF1000 Adventure e Gianfranco con una normale entrambe con Heidenau K60 e Federico (detto ACI perchè ha qualsiasi attrezzo per riparare qualsiasi cosa) con un KTM 1090R con Mitas E07.

Abbigliamento: sono finalmente riuscito a provare il completo inviato dalla T.ur, nuovo marchio di Tucano Urbano. Ne parlerò più avanti nel dettaglio, ma è un completo più indicato per le stagioni invernali, premesso che io sono molto caloroso, il primo giorno con temperature superiori ai 25° ho sofferto il caldo anche con tutte le prese d’aria aperte (e ne ha diverse), sotto i 15° stavo bene chiudendo le prese d’aria, ma non sono riuscito a provare l’interno perchè arrivati sul Sommellier con 2° in off e con la tuta da pioggia non ce n’era bisogno.. sudavo anche cosi!

Attrezzatura da campeggio: avevamo tre tende fornite da Pesci Camping Store, la mia MSR hubba hubba sempre perfetta in ogni condizione, la doppia veranda mi ha anche permesso di accendere il fornello e prepararmi la colazione mentre fuori pioveva. Ho anche utilizzato per la prima volta la macchina da caffè wakako che permette di fare manualmente un espresso quasi come quello del bar, straordinaria ( link )

come funziona il Wakako

Alessandro ha utilizzato la Camp Minima 3, soffrendo un pò il freddo soprattutto la prima notte con forte vento. Gianfranco la Ferrino Manaslu.

Sacchi a pelo confort intorno ai 5°.

Da segnalare il compressore portatile a batteria della Xiaomi, acquistato per poche decine di euro su Amazon ( link ) che ha permesso di tenere sotto controllo la foratura per quanto possibile…